- •Vista della “Grande Mela”
- •La produzione
- •La situazione in trentino
- •Le varieta’
- •Granny Smith
- •Classificazione botanica
- •Esigenze pedoclimatiche
- •Caratteri morfologici del melo
- •Impollinazione e fecondazione
- •Dalla gemma alla mela
- •La composizione della mela
- •Gemme e rami fruttiferi
- •Innesto a chip budding
- •Portainnesti
- •Descrizione dei portinnesti del melo consigliati
- •Distanze d’impianto adottate con portainnesto m9
- •Evoluzione delle forme d’allevamento del melo
Granny Smith
Caratteristiche del frutto
Il frutto: di pezzatura media, forma cilindrica, ha buccia liscia, lucida, verde intensa caratterizzata dalle tipiche lenticelle bianche.. Polpa e sapore: fruttato e rinfrescante, aromatico, tendente all’acido. La polpa è croccante e molto succosa.
Maturazione: fine settembre.
Classificazione botanica
Famiglia Rosaceae
Sottofamiglia Pomoideae
Genere Malus
Esigenze pedoclimatiche
Si adatta bene al clima trentino trovandolo nelle zone di fondovalle fino ai quasi 1000 m.s.l.m.
In Italia e’ presente in tutte le regioni anche se bisogna ricordare che nelle zone pedomontane la produzione garantisce migliori caratteristiche organolettiche.
Predilige terreni argillo - sabbiosi ben dotati in humus. E’ una coltura esigente dal punto di vista idrico (in luglio-agosto ETR anche di 5 mm al giorno).
Le zone di fondovalle soffrono generalmente delle gelate primaverili
Caratteri morfologici del melo
FOGLIA
Le foglie sono inserite sui rami in modo alterno e ravvicinate; la forma ovale, colore verde intenso, leggera tomentosità sulla pagina inferiore, con margine più o meno seghettato.
Presenta una nervatura principale che attraversa la foglia dal picciolo verso il vertice fogliare, delle nervature secondarie inserite con angolo aperto dirette verso il margine fogliare; si presentano visibili anche sulla pagina superiore ma evidenti nella pagina inferiore.
Il picciolo presenta due stipole caduche.
FIORE
Il fiore è singolo ma raggruppato (generalmente in numero di 5) a formare un’ infiorescenza detta corimbo.
Ogni fiore presenta 5 petali bianchi (rosa se chiusi a bocciolo), 5 sepali persistenti disposti a corona sul calice. Presenta circa una ventina di stami portanti antere gialle, 5 stili che portano le logge carpellari ognuna delle quali differenzia in genere 2 ovuli (che originano fino a 10 semi)
Il fiore centrale ha un peduncolo più corto e fiorisce in anticipo, viene fecondato con più facilità, è più soggetto ai danni da freddo e alle malformazioni. L’impollinazione è entomofila e anemofila.
FRUTTO
Il frutto è un falso frutto detto Pomo o Melonide . Presenta due cavità: una peduncolare dove è inserito il peduncolo e una calicina dove si ritrovano i residui dei sepali.
La polpa è carnosa, croccante, dolce o acidula e deriva dallo sviluppo dei tessuti carpellari e dal ricettacolo e avvolge i 5 carpelli.
Sezionato:
endocarpo: 5 logge seminali contenenti i semi
mesocarpo: polpa
esocarpo o epicarpo: buccia
ovl - ovulo (in giallo) ovr - ovario (in verde chiaro) rc - ricettacolo (in verde scuro) s - seme sg - stigma, situato all'apice dello stilo (sl) sl - stilo, situato all'apice dell'ovario (ovr) sm - stame, composto da un filamento, bianco e allungato, e da un'antera gialla e ovoidale, che a maturità contiene i granuli di polline sp - sepalo Nota. Nel fiore, l'ovario (ovr) racchiude gli ovuli (ovl), rappresentati in giallo nella figura, ed è incluso nel ricettacolo (rc), in verde scuro. Si tratta quindi di un ovario infero. L'insieme dell'ovario e degli stili - cinque in questo caso - con i rispettivi stigmi forma il gineceo. I cinque sepali, uniti alla base e quindi per lungo tratto liberi e rivolti verso il basso, formano il calice. Nel passaggio da fiore a frutto, i petali cadono, mentre i residui dei sepali, degli stami e degli stili persistono, anneriti, anche a maturità. Gli ovuli fecondati si trasformano in semi, con rivestimento indurito e bruno, contenuti in logge delimitate dall'endocarpo corneo. Ci sono cinque logge e - di norma - due semi per loggia. In sezione trasversale, le logge appaiono in forma di stella a cinque punte.
E la mela? Nel suo caso, l'ovario è incluso all'interno del ricettacolo, condizione che lo qualifica come ovario infero; dopo la fecondazione, l'ovario si trasforma normalmente in frutto, ma contemporaneamente anche i tessuti del ricettacolo diventano carnosi e succulenti.
Ne consegue che il vero frutto, derivato dalla parete dell'ovario, è a sua volta incluso in una massa di tessuto carnoso, che forma un cosiddetto frutto accessorio o falso, appunto perché deriva da tessuti extra-ovarici. E' proprio questa la parte che si mangia, mentre il vero frutto altro non è che il torsolo, che di solito non si mangia. Tra parentesi, analoghe considerazioni valgono anche per mele cotogne, pere e nespole, che appartengono alla stessa famiglia del melo (Rosaceae).
Allora, per osservare un frutto di melo, occorre:
mangiare il ricettacolo carnoso;
liberare il torsolo;
sezionarlo per mettere in luce la struttura a strati.
La parte più facile da identificare è l'endocarpo, che si presenta come uno strato sottile e corneo disposto attorno ai semi. L'epicarpo è a malapena visibile come una sottile linea che corre a breve distanza dall'endocarpo; tra i due, un sottile mesocarpo. Il torsolo non è per niente appetitoso e, dopo l'osservazione, si può gettare via.
I semi possono facilmente uscirne, non appena i tessuti cominciano a decomporsi, e nel frattempo avranno percorso un po' di strada... già, perché è a questo che servono frutti e falsi frutti di questo tipo: a far trasportare i semi lontano dalla pianta madre.
Gli animali (incluso l'uomo!) che mangiano i frutti scartano i semi passandoli attraverso l'apparato digerente, come quelli del pomodoro, o gettandoli via dopo aver mangiato la parte carnosa del frutto, come quelli della mela. In questo modo le piante, pressoché prive di movimento autonomo, sfruttano gli animali come corrieri per spedire lontano i semi. Un piccolo servigio da rendere per gustare la bontà di tanti frutti offerti dal Regno vegetale, veri o falsi che siano.
