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LE_LINGUE_E_IL_LINGUAGGIO fabio.doc
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1. La nozione di parola

Le parole sono unità della lingua e non sempre ciò che conta come parola in una lingua vale anche per le altre. Si possono distinguere varie accezioni di parola: la parola fonologica non coincide con quella morfologica o sintattica. Un criterio operativo abbastanza efficace è di considerare parola quelle unità che non possono essere interrotte, o meglio al cui interno non si può inserire altro materiale linguistico.

1.1 Tema, radice e forma

Si consideri il verbo “amare”; la forma “amare” è la forma di citazione che troviamo sui dizionari, anche detta lemma; è la forma di rappresentazione di tutte le forme flesse che il verbo può avere. La forma di citazione è la forma del verbo all’infinito. La forma di citazione del nome è il maschile/femminile al singolare; la forma di citazione dell’aggettivo è sempre il maschile singolare. In un testo compaiono forme flesse; il processo che porta dalle forme flesse ai lemmi è la lemmatizzazione. Per quel che riguarda il verbo bisogna distinguere tra tema e radice: togliendo la desinenza flessiva al verbo “amare” si otterrà “ama” che è il tema; il tema può essere analizzato come una radice “am” più una vocale tematica.

2. Classi di parole

Le parole di un lingua sono raggruppate in “categorie lessicali” che sono: nome, verbo, pronome, articolo, aggettivo, preposizione, avverbio, congiunzione e interiezione. Le classi di nomi che assumono forme diverse sono dette “variabili”, mentre le altre sono dette “invariabili”. Un’altra distinzione è quella tra parole “aperte” e “chiuse”: alle prime si possono aggiungere sempre nuovi membri, le altre sono formate da un numero finito di membri. Le categorie lessicali cui le parole appartengono limitano le combinazioni possibili delle parole.

3. Morfema

Un morfema è la più piccola parte della lingua dotata di significato; è un segno linguistico costituito da significante e significato. I morfemi si dividono in lessicali e grammaticali: i primi hanno significato che non dipende dal contrasto mentre i secondi ricevono significato dal contesto in cui si trovano. Ad esempio la parola “libri” si divide in “libr” (morfema lessicale) e “i” (morfema grammaticale). Un morfema può essere così piccolo da essere costituito da un solo fonema.

I morfemi possono essere liberi o legati: sono liberi quando possono ricorrere da soli in una frase e sono legati quando per poter esistere in una frase bisogna aggiungere altre unità. Le parole composte da un solo morfema sono “monomorfemiche”, quelle composte da due morfemi sono “bimorfemiche”. Il termine morfema designa un’unità astratta che è rappresentata a livello concreto dall’allomorfo. Ad esempio in inglese il plurale viene indicato con la “s” di cui si possono avere tre realizzazioni [s], [z] e [׀z]: queste tre rappresentazioni del morfema sono i suoi allomorfi. Es. rock [S] toy [z] dish [iz]

4. Flessione, derivazione e composizione

Le parole semplici possono subire diversi processi di modificazione:

Flessione: aggiunge alla parola di base informazioni riguardanti genere, numero, caso...

Derivazione: aggiunta di una forma legata (affisso) ad una forma libera e può avvenire per prefissazione, suffissazione e infissazione.

Composizione: forma parole nuove a partire da due esistenti.