- •Claudio marazzini – breve storia della lingua italiana
- •14. La lingua come varieta’
- •Capitolo primo – origini e primi documenti dell’italiano
- •6. Documenti notarili e giudiziari
- •Capitolo secondo – il duecento
- •4. La formazione della prosa volgare
- •Capitolo terzo – il trecento
- •3. Il linguaggio lirico di petrarca
- •4. La prosa di boccaccio
- •Capitolo quarto – il quattrocento
- •4. L’umanesimo volgare
- •Capitolo quinto – il cinquecento
- •3. Altre teorie: “cortigiani” e “italiani”
- •5. La stabilizzazione della norma linguistica
- •7. La varieta’ della prosa
- •8. Il mistilinguismo della commedia
- •Capitolo sesto – il seicento
- •3. Il linguaggio della scienza
- •Capitolo settimo – il settecento
- •2. Cesarotti filosofo del linguaggio
- •4. La lingua di conversazione e le scritture popolari
- •Capitolo ottavo – l’ottocento
- •2. La soluzione manzoniana alla “questione della lingua”
- •3. Una stagione d’oro della lessicografia
- •Il secondo obiettivo proposto da Manzoni nella Relazione del 1868 stava nella realizzazione di una serie di vocabolari dialettali I quali suggerissero l’esatto equivalente fiorentino.
- •6. Il linguaggio giornalistico
- •7. La prosa letteraria
- •Capitolo nono – il novecento
- •Inoltre collaborò con la nascente cinematografia del muto, fornendo le didascalie e I nomi di persona latini e punici per il colossal del 1914 Cabiria.
- •Va ricordato inoltre che Pirandello “è sempre stato programmaticamente diffidente verso il dialetto come strumento letterario”.
- •2. L’oratoria e la prosa d’azione
- •Il quotidiano è il “tramite fondamentale fra l’uso colto e letterario dell’italiano e la lingua parlata” (Beccaria), e inoltre il giornale può essere assunto come un indice della lingua media.
- •Capitolo decimo – quadro linguistico dell’italia attuale
- •Letture consigliate
- •3. I manuali di storia della lingua italiana
- •5. La grammatica dell’italiano
6. Documenti notarili e giudiziari
Un buon numero dei più antichi documenti italiani è dovuto alla penna di notai. Il volgare può affiorare in forma di postilla, cioè in forma di testo aggiunto al rogito vero e proprio. E’ quanto accade nella cosiddetta Postilla amiatina del 1087. Il notaio estensore dell’atto in lingua latina aggiunse alla fine la seguente postilla: “Ista cartula est de caput coctu ille adiuvet de ill rebottu…”.
Dal punto di vista linguistico, si osserva la presenza delle u finali al posto delle o, una caratteristica presente nel territorio del Monte Amiata. I versi significherebbero: “Questa carta è di Capocotto: essa lo aiuti da quel ribaldo che tal consiglio gli mise in corpo”.
Gli studiosi hanno anche osservato che la postilla ha un andamento ritmico. Più di recente è stata avanzata l’interpretazione che rebottu alluda al Maligno.
Nella Carta osimana del 1151, il volgare affiora non in una postilla, ma all’interno del vero e proprio testo latino del rogito. Nella Carte fabrianese e in quella picena, si alternano latino e volgare.
Al gruppo delle carte giudiziarie vanno ricondotte due pergamene del 1158 conservate nell’archivio vescovile di Volterra. Nella sintesi di quanto hanno detto i testimoni affiora il volgare, nel bel mezzo del testo latino: “Sero ascendit murum et dixit: guaita, guaita male; non mangiai ma mezo pane”, ovvero “La sera salì sulle mura e disse: la guardia, fa male la guardia, perché non mangiai mai altro che mezzo pane”.
Il volgare viene così preferito la dove viene introdotto l’aneddoto.
7. IL FILONE RELIGIOSO NEI PRIMI DOCUMENTI DELL’ITALIANO
La Formula di confessione umbra, la cui datazione può essere fissata tra il 1037 e il 1080 ca., è un testo che il fedele deve leggere o recitare. I Sermoni subalpini invece sono una raccolta di prediche in volgare piemontese. Si tratta di un corpus di ben 22 testi piuttosto ampi. I testi alternano parti in latino al corpo vero e proprio del discorso, che è in volgare locale, caratterizzato da alcuni esiti propri anche del piemontese moderno.
8. DOCUMENTI PISANI
Ignazio Balzelli ha scoperto una carta pisana che si può collocare fra la metà dell’XI e la metà del XII secolo: l’antico documento ridotto al rango della nostra cartastraccia, già nel secolo XII fu tagliato, parzialmente cancellato e riscritto, e in seguito riciclato.
Balzelli qui ha avuto la ventura di scoprire il testo, che risulta essere un elenco di spese navali. Ancora a Pisa ci riporta un documento più tardo, anteriore però alla soglia nel XIII secolo: si tratta di una iscrizione su di un sarcofago del Camposanto, un’epigrafe che si inquadra nel ben noto tema del morto che parla al vivo. Si legge: “Homo ke vai per via prega deo dell’anima mia…”.
9. PRIMI DOCUMENTI LETTERARI
Un vero sviluppo della letteratura italiana si ebbe solamente nel XIII secolo a partire dalla scuola poetica fiorita alla corte di Federico II, la cosiddetta Scuola siciliana.
Se cerchiamo tracce di componimenti poetici italiani, qualche cosa è dato trovare a partire dalla seconda metà del XII secolo, nella forma che comunemente viene definita “ritmo”.
Si trovano quattro versi volgari in una memoria latina esaltante le vittorie delle milizie di Belluno e di Feltre su quelle di Treviso nel 1193 e 1196.
Il trovatore provenzale Rambaldo di Vaqueiras ha scritto “le prime strofe regolari che ci siano pervenute nella nostra lingua”. Per trovare versi italiani con intento letterario dobbiamo sfiorare e forse scavalcare la soglia del XIII secolo, visto che a quella data alcuni spostano ora il cosiddetto Ritmo laurenziano.
Il primo testo è quello di una canzone di decasillabi, il cui verso iniziale è “Quando eu stava in le tu’ catene”. Il secondo testo si compone di cinque endecasillabi: il primo è “Fra tuti qui ke fece lu Creature”. Sono le più antiche testimonianze di poesia lirica d’amore in volgare italiano.
Tali documenti potrebbero autorizzare l’ipotesi di una scuola poetica italiana già attiva prima della Scuola siciliana di Federico II.
